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Se
ne parlava già da qualche mese e finalmente ora possiamo
dare una concretezza "formale" a quello che si annuncia
come l'album più importante per la carriera di Sheryl
Crow. C'mon C'mon non è un semplice lavoro di r'n'r,
suonato da una delle interpreti più convincenti degli
ultimi tempi, blianciato come appare fra sound classico e suggestioni
contemporanee: è il disco della maturità per una
artista che ora fa della sottigliezza una delle proprie ragioni
di essere.
"Rispetto
al tanto osannato Sheryl Crow ho cercato di partire da un'ottica
completamente diversa, quasi ribaltata - ci ha detto questa
quarantenne statunitense, che ha vissuto la giovinezza fra il
Missouri e la California - puntando a un impasto dei suoni che
fosse il meno possibile cervellotico e nello stesso tempo rimanesse
discretamente raffinato. Una specie di grezza eleganza, direi.
Tante collaborazioni - fra gli altri partecipano Stevie Nicks,
Liz Phair, Lenny Kravitz e Don Henley, oltre all'attrice Gwyneth
Paltrow, N.d.I. - e una sana voglia di divertirsi". Preannunciato
dal singolo Soak Up The Sun, il CD mostra la "sunny side"
della Nostra, stretto com'è fra ballate classiche e sfumature
timbriche a tutto campo.
"C'mon
C'mon" pare quasi una esortazione a scuotersi, a lasciare
da parte sentimenti poco positivi.
Di sicuro volevo lanciare un messaggio meno malinconico, più
diretto e solare rispetto al passato. Quando si cresce scrivendo
canzoni pop-rock si possono anche interpretare dei ruoli, ma
poi viene voglia di non essere più classificabili. Non
mi piacerebbe continuare ad aderire ai cliché che mi
vorrebbero un po' stracciona o malinconica a tutti i costi.
E' un addio pure alle radici del passato, al rurale a tutti
i costi?
E' soltanto un atto di crescita, spero. Ho avuto la fortuna
di vedere diverse mie canzoni interpretate da grandi artisti,
la mia voce è conosciuta, non mi pare di avere dovuto
affaticarmi più di tanto nella vita (risata, N.d.I.).
Ho buttato alle spalle le preoccupazioni e mi sono messa a scrivere
pezzi, semplicemente.
Una
semplicità che non ha impedito al disco una gestazione
piuttosto lunga.
Nel nostro ambiente confezionare le cose diviene sempre più
importante. Non mi andava di suonare come qualche vecchio disco
di r'n'r solo perché "la spontaneità è
tutto"; l'equilibrio fra nuovo ed antico di cui le parlavo
è decisamente la cifra di lettura di C'mon C'mon.
In
un panorama musicale che riprende sempre di più la tradizione,
allora, la sua è quasi una scelta controcorrente.
Credo ai cicli ed ai "ricicli" del rock, molto meno
ai trend che la stampa crea arbitrariamente. Mi sembra che la
scena elettronica non sia passata, ma abbia unicamente penetrato
moltissimi spazi della musica popolare, amalgamandosi così
bene da sembrare quasi invisibile. Eppure esiste ugualmente.
Io sono una specie di cantautrice ed il mio strumento di riferimento
è la chitarra. Tutto qui. Sono figlia dei miei ascolti.
In
qualità di ascoltatrice, riconosce a una buona canzone
una qualità superiore alle altre?
Feeling, pathos, emozione: la chiami come vuole. Quando si decide
di trasmettere un'emozione forte e la si ha dentro di sé,
tutto il resto appare parecchio spontaneo ed i risultati sono
inevitabilmente "buoni".
Cosa
pensa del calo progressivo delle vendite del CD? Lei ha sempre
puntato molto sulle sue esibizioni dal vivo.
Continuo a farlo. Credo che in futuro, forse, finiremo di affannarci
per vendere qualcosa e finalmente ci dedicheremo soprattutto
a suonare. Ci siamo intesi...
Come
percepisce in questo momento la tragedia dell'undici settembre,
da cittadina americana?
E' un momento di blackout, di totale assenza di ragione. Non
credo che si possa affrontare in maniera cosciente, fa ancora
troppo male pensare a tutti quei morti. Purtroppo alle volte
la ragion militare ha la meglio sulla sensatezza, sull'umanità.
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