C'mon, C'mon
(2002)

:: Raccolta di recensioni e commenti ::

#1 - Recensione tratta da "RockOl" di Gianni Sibilla

Per certi dischi, il caro vecchio adagio dei Rolling Stones è la definizione migliore: è solo rock ‘n’ roll, ma piace.
Parole che si adattano alla perfezione al quarto disco di studio di Sheryl Crow. Che è esattamente quello che ci si può immaginare: un piacevole esercizio di stile nel solco del rock americano, radiofonico quanto basta per garantire un buon successo in patria, ben scritto e ben suonato quanto basta per accontentare gli aficionados del genere. Perché, a ben vedere, la cantante americana non ha scoperto nulla: scrive canzoni radicate nella tradizione più tradizionale: riff di chitarra efficaci, bella costruzione sonora con armonie e strumentazione classica (oltre alla chitarra, una spruzzata di piano e organo) belle melodie e una bella voce. “Soak up the sun”, il primo singolo estratto da questo “C’mon, C’mon” ne è forse l’esempio più lampante, nel bene nel male: un perfetto esempio di pop-rock, tanto gradevole quanto già sentito. E così molte altre canzoni di questo disco, da “You’re an original” a “Steve McQueen”, da “It’so easy” a “Hole in my pocket” alla title-track.
Dov’è la novità, allora? Non sono certo le spruzzate di elettronica che coloriscono “Safe & sound” o “Soak up the sun” a fare la differenza, quanto l’atmosfera generalmente più solare e carica, rispetto ai dischi precedenti, dove risaltavano di più le ballate. Altra novità è la corte di ospiti che popola le 14 canzoni del disco. Novità solo in parte, se si pensa che Sheryl ha pubblicato qualche tempo fa un live ricco di “partecipazioni straordinarie”. Comunque: in “C’mon, C’mon” si sentono le voci di Lenny Kravitz, Don Henley, Liz Phair, Stevie Nicks, Emmylou Harris. Insomma, un buon disco, a patto di non pretendere nulla di più che una buona rilettura della tradizione. Le novità della musica stanno altrove
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#2 - Recensione tratta da "Kalporz" di Andrea Presciuttini

Il nuovo album di Sheryl Crow, il suo quarto in studio, si apre con "Steve McQueen", un bel rock che richiama alla mente i groove migliori del secondo ottimo album della cantautrice, "Sheryl Crow". Un pezzo convincente, dal testo disimpegnato (che ci ricorda il Blasco nazionale!), destinato a rimanere piuttosto isolato all'interno dell'album. Segue infatti "Soak Up The Sun", più leggero, ricco di cori e ricami vagamente californiani, e si comincia a delineare lo spirito dominante del disco. Ovvero uno spirito alla ricerca del 'mainstream', di un suono chitarristico, compatto e scorrevole, tradizionale ma volutamente trendy, ed inconfondibilmente made in USA.

Abbandonati completamente i richiami folk verso cui sterzava il precedente "The Globe Sessions" - lavoro intimista peraltro di buon livello - la Crow ha fatto un passo in direzione dei suoi primi due album: verso il rock solido, sanguigno e alla Stones del secondo, e verso il pop più leggero del disco d'esordio. Facendo però anche un passo in avanti, verso un sound solare come mai si era potuto apprezzare nei suoi lavori precedenti. La cantautrice ha quindi apparentemente riposto le bottiglie di whisky e le malinconie che la accompagnavano da tempo, per dedicarsi ad una dieta a base di mare e spiaggia, di campi dorati, di strade roventi percorse con in testa solamente sole e vento, il tutto condito da rock'n'roll, country e liriche personali.

Non è detto però che la nuova direzione sia del tutto azzeccata. Infatti "C'mon, C'mon" pur suonando e scorrendo bene, talvolta resta troppo in superficie, e sicuramente scarseggiano i brani di rilievo. I numerosi ed importanti ospiti (tra gli altri Don Henley, Lenny Kravitz, Emmylou Harris, persino l'attrice Gwineth Paltrow) forniscono un apporto volutamente marginale, per lo più da coristi. E' Sheryl, l'affascinante rockeuse già quarantenne, che ha in mano tutto: la composizione (per la quale spesso si fa affiancare da coautori), il canto, il compito di suonare alcuni strumenti, e la produzione. Ma qualcosa le sfugge, perché sono troppe le ballatone country-rock dalla personalità un po' insipida, e queste rendono il disco nel complesso eccessivamente omogeneo. Spesso manca insomma quell'ingrediente musicale accattivante a cui ci aveva abituati la cantante.

Meritano comunque attenzione, oltre alle due tracce di apertura già citate, l'irriverente "Lucky Kid", "Hole In My Pocket", l'intenso lento "Safe And Sound" e l'intimista e delicata "Weather Channel". Tra le ballate convincono il brano che dà il nome all'album (con un attacco molto Rod Stewart) o "Abilene", mentre onestamente è difficile capire cosa farcene di pezzi come "Diamond Road", "It's So Easy" o "It's Only Love". Non sono brani spregevoli, ma al complesso del disco non aggiungono nulla. Deboluccia anche la melodia di "You're An Original", il duetto con Lenny Kravitz.

In definitiva, "C'mon, C'mon" può anche regalare emozioni, se ci si abbandona alla sua scorrevolezza, al vento fresco che soffia tra le sue tracce. Ma se in questo disco si cercano certe qualità a cui ci aveva abituato Sheryl Crow, e i picchi compositivi apprezzati nei suoi lavori precedenti, è possibile restarne delusi.


#3 - Recensione tratta da "Videomusica.it" di Alessandra Caputo

Sheryl ci regala oggi un rock’n’roll storico, quello degli anni ‘70, della musica di Steve Miller, Fleetwood Mac, Peter Frampton o Eagles...

Il rock di Sheryl Crow torna a farsi ascoltare attraverso l’allegro e solare sound del suo quarto album dal titolo energico e pimpante: “C’Mon C’Mon”. La promozione dell’album è stata affidata ad una canzone pop nel classico stile west-coast - “Soak Up The Sun” - un ritmo piacevole, distensivo e divertente che si inserisce perfettamente nel clima estivo e nella programmazione radiofonica attuale. Proseguendo di traccia in traccia nell’ascolto dell’album e in un’analisi dettagliata delle canzoni, si percepisce un iter musicale che si discosta dal primo singolo più tendente al pop insieme a “Hole In My Pocket”.
Siamo lontani dall’album “The Globe Session” (1998), dalle tonalità più dark e dai testi riflessivi, poiché Sheryl ci regala oggi un rock’n’roll storico, quello degli anni ‘70, della musica di Steve Miller, Fleetwood Mac, Peter Frampton o Eagles, un passato che riemerge nelle 14 canzoni di questo album nonché nella passione musicale della Crow.
Da tempo attiva nella solidarietà, sostenitrice di associazioni per la ricerca scientifica e la lotta alle mine nelle zone di guerra, Sheryl impregna i suoi testi di contenuti profondi e critica sociale come dimostrano i brani “Soak Up The Sun” e “You’re An Original”, duettato con Lenny Kravitz. La grinta della rocker americana emerge in “Lucky Kid”, “C’Mon C’Mon” dall’easy sound della chitarra nel ritornello che segue le tradizionali atmosfere Nashville, inno al rock registrato con Steve Nicks (Fleetwood Mac), o nel classico rock di “Steve Mc Queen”, tributo non solo all’attore americano, icona dello spirito libero e dei vasti spazi americani, ma anche dedica a Steve Miller. Acusticamente originale e dalle sonorità potenti è “Safe & Sound”, un susseguirsi di accordi classici e loop elettronici. Ad incastro tra una canzone e l’altra ci sono ballate soft come “Diamond Road”, scritta insieme a Marti Frederiksen (già autore degli Aerosmith), “It’s Only Love” e “Missing”; ma anche “Abilene”, dove aleggia l’impronta di Keith Richards e la malinconica melodia di “Over You”, dal testo autobiografico. Chitarre vintage, morbidi suoni di chitarre acustiche e alcune sfumature elettroniche che vanno a condire un lavoro nel quale hanno collaborato non solo Lenny Kravitz ma anche Liz Phair, Steve Nicks, Don Henley (ex Eagles) con il quale la Crow duetta in “It’s So Easy”, brano scritto insieme alla sorella, autrice di musica country, e la splendida voce di Emmylou Harris che ascoltiamo in “Weather Channel”, canzone costruita su chitarre acustiche contornate da delicati archi e sublimate da due voci perfettamente in sintonia.
Quest’album denso di sonorità e dai riff di chitarra efficaci e a volte pungenti nasce da un periodo negativo vissuto dalla singer americana, che si è fatta conoscere in Europa con hit famose come “If It Makes You Happy”, “Run Baby Run” e “All I Wanna Do”, frutto di anni di gavetta come corista per Rod Stewart, George Harrison, Stevie Wonder, Joe Cocker e Michael Jackson.


#4 - Considerazioni tratte da "IlLabirinto.com" di Lorenzo Casaccia

Le cose che mi divertono di piu' del rock non sono quei quattro dischi di post-rock mal copiati. Sono le star che cercano di rifarsi una immagine piu' "fresca" con un arsenale di marketing e pubblicita' degni della Nike.
Sheryl Crow e' il primo esempio che mi viene in mente per quest'anno. Dopo anni di gavetta a fare la corista di Michael Jackson, la Crow e' riuscita a sfondare negli anni '90. Ce l'ha fatta con una manciata di ballate mid-tempo tra il country e l'hard rock con non erano nemmeno male (grazie soprattutto alla produzione di Tchad Blake). E ce l'ha fatta con dei testi e con un suono che facevano molto Los Angeles e molto America.
Poi gli anni sono passati uno dopo l'altro e le idee (musicali) sono finite. Per "C'mon c'mon" Sheryl si e' quindi affidata ad un make-up veramente massiccio e ne sono venute fuori una manciata di foto sulla spiaggia che la fanno sembrare una ventenne in vacanza. E poi il surf. Diomio, in tutte le interviste e persino nel video a menarcela con questa storia che adesso si e' messa a fare surf. Pieta'.

(NB Il recensore ha dato 5/10 all'album. NdW)


#5 - Recensione tratta da "IlSuono.it" di Sergio D'Alesio

Nativa del Missouri, a tredici anni inizia a suonare e a comporre canzoni influenzata dalla tromba swing-jazz del padre Wendell Crow: "Da teenager mi chiudevo in soffitta ascoltando soprattutto Bessie Smith, Billie Holiday, Van Morrison, The Band e Rolling Stones. Facevo delle mixtures incredibili, prediligendo l'aspetto narrativo della loro musica convertito in emozioni". A diciotto anni è coinvolta con decine di band locali a St. Louis e cinque anni più tardi si trasferisce a Los Angeles dove decide di lavorare su se stessa, tirando fuori una serie liriche autobiografiche e narrative ispirandosi ai maggiori scrittori americani contemporanei come Raymond Carver e Richard Ford e ai grandi del passato, soprattutto John Steinbeck, Mark Twain, Tom Robbins e John Irving. Eric Clapton e Wyonna Judd sono i primi a credere in lei incidendo alcune sue composizioni elaborate in seno ad un team di musicisti raccolti al Pasadena Studio del producer Bill Bottrell, dove lavora anche David Baerwald e da questo incontro nasce Tuesday Night Music Club che si staglia come il classico potpourri di stili bissato a ruota dalla vena poetica di Sheryl Crow e The Globe Sessions. Il nuovo CD C'mon C'mon esce dalle pagine d'oro del rock californiano con Steve McQueen dedicata a Steve Miller e ospiti straordinari come Don Henley, Emmylou Harris e Lenny Kravitz.

Voto Artistico: 8
Voto Tecnico: 7,5


#6 - Minirecensione tratta da "Musica Rock" di AK99

Sheryl Crow: surf, rock e grandi maestri
Sheryl Crow is back! Con un nuovo album dal titolo "C'Mon, C'Mon"

Dopo cinque anni di assenza, torna il pop-folk-rock di Sheryl Crow.
Si respira l'aria delle spiagge americane, del surf e del rock'n'roll apparentemente facile e digeribile. Ma l'ispirazione viene da lontano. A "blasonare" le note della cantautrice un cast di collaboratori del calibro di Stevie Nicks, Don Henley e l'onnipresente Lenny Kravitz. "Soak up the Sun" è l'apripista. "Safe And Sound", invece, ricorda "Home", la ballata che forse è il vero capolavoro nel repertorio di Sheryl Crow.


#7 - Recensione tratta da "CDFlash.com" - autore sconosciuto

Per il quarto album in studio la bella Sheryl Crow si fa accompagnare da un manipolo di stelle che arricchiscono ancor di più il nuovo "C'mon C'mon". Troviamo alla corte dell'artista americana l'onnipresente Lenny Kravitz, Stevie Nicks, Don Henley, Liz Phair e le Dixie Chicks. Prendere a riferimento il primo singolo da estate tutta sole e spiagge incantate "Soak Up The Sun" con annesso video melenso, può certamente risultare riduttivo ma ahinoi questo disco è senza dubbio una brutta copia di ciò che di buono Sheryl aveva fatto in passato. Dimenticata la verve compositiva e la naturalezza nel suonare ed interpretare pezzi strutturalmente validi, la Crow non trova neanche delle hit potenzialmente da top della classifica, smussando i toni soprattutto in "You're An Original" (con l'inutile Lenny Kravitz) e nella power ballad con il batterista degli Eagles a nome "It's So Easy". Liriche superficiali, episodi vocali (vedi "Safe And Sound") fuori dal registro della cantautrice non ne fanno un album di spessore. Sembra di ascoltare una cover band di Sheryl Crow guidata da Bob Seger!


#8 - Recensione tratta da "Scanner.it" di Paolo Boschi

L'irresistibile ritorno di una splendida quarantenne

E’ forse troppo attendersi, da chi ha le carte in regola per farlo, una rivoluzione del genere rock? Stando a C’mon C’mon, quarto album di studio della sempreverde Sheryl Crow, probabilmente le cose stanno proprio in questi termini, ma sarebbe ingeneroso nei confronti di questa splendida quarantenne di Memphis non inquadrare il suo ultimo disco nella giusta prospettiva. Soprattutto in ragione della sua lunga gavetta da eterna corista dei grandi dello showbiz (George Harrison, Joe Cocker, Stevie Wonder, Rod Stewart e Michael Jackson, per citare qualche nome) fino al fulminante debutto (e l’aggettivo è corretto) nel 1993 con Tuesday Night Music Club. Nei suoi primi tre album Sheryl ha dato prova di grande talento in fase compositiva, ha sfoggiato uno stile vocale all’occorrenza seducente e vellutato, o duro e aggressivo, dimostrando sempre un’ottima padronanza del palcoscenico (culminato nell’ottimo Live in Central Park). Per cui, se con C’mon C’mon Sheryl Crow ha voluto creare una sorta di antologia inedita del suo repertorio, chiamando a raccolta anche qualche guest amica, lasciamo perdere la classica critica contro le bieche logiche commerciali e godiamoci la verve ed i buoni spunti che il disco offre: in fondo il gentile pubblico deve almeno evitare giudizi preventivi verso una cantautrice capace di sfidare una catena di distribuzione come la Wal-Mart denunciando in un brano il diffondersi delle armi tra i bambini. Comunque, passando ad illustrare il disco lungo la tracklist, è d’obbligo segnalare il trittico d’apertura, in perfetta linea con la solarità che emerge dalla copertina: il ruspante pop-rock di Steve McQueen è seguito a ruota dal raggiante singolo Soak up the sun (e con un titolo così non potrebbe essere altrimenti), ideale per le onde FM, e quindi dai ruvidi riff di chitarra di You’re an original, in duetto con la guest-de-luxe Lenny Kravitz. Poi, con Safe and sound, arriva anche la prima ballata in scaletta, dal suono vagamente liquido, ideale preludio all’ottimistico country della titletrack ed ai densi sentimenti di sapore West Coast di It’s so easy, in coppia con Don Henley, ottimo esempio di collaborazionismo musicale – oltre alle apparizioni del leader degli Eagles e di Kravitz in C’mon C’mon figurano anche le voci di Liz Phair, Stevie Nicks, Emmylou Harris e Gwyneth Paltrow – nonché una delle migliori canzoni di tutto il disco. Subito dopo la malinconica ballata Over you, arriva anche il rock più graffiante della tracklist, ovvero Lucky Kid, dotato di sprazzi di elettronica e di un contagioso riff centrale: transeamus sulle successive (e non memorabili) Diamond road e It’s only love, per arrivare di slancio alla dinamica chiusa dell’album, che alterna in successione le emozioni country di Abilene, la contagiosa Hole in my pocket, la splendida essenzialità di Weather Channel (altra perla dell’album) ed infine le atmosfere rarefatte che colorano Missing, l’intensa ballata finale. Non è un capolavoro ma un album che dimostra che la vena creativa di Sheryl Crow ha ancora numerose cartucce in serbo, in attesa di un’altra Run Baby Run...


#9 - Recensione tratta da "Azzo.it" - autore sconosciuto

"Andiamo, andiamo", esorta il titolo di questo nuovo lavoro della bellissima Sheryl (ma non ha un po' esagerato con la plastica agli zigomi?). Il problema è che invece di andare si resta fermi, più o meno dalle parti del pop rock da top ten senza anima né corpo. Peccato, perché per fare riprendere quota alla chantueuse americana si eramobilitato uno squadrone di star amiche: da Lenny Kravitz (in"You're an original") a Stevie Nicks (nella title track), dal totem Don Henley ("It's so easy") a Liz Phair (che partecipa al primo singolo tratto dal Cd, "Soak up the sun") fino alla Grace Kelly del Duemila Gwyneth Paltrow, a caccia di guai in "it's only love". Malgrado questo parterre reale, il disco non decolla: le canzoni di questa lussuosa superproduzione si susseguono senza brio, come una noiosa gita tra le ville delle stelle hollywoodiane. Se può servire a qualcosa, bello il video del singolo "Soak up.." dove i surfisti cavalcano le onde con la leggerezza e la precisione che le canzoni della Crow non trovano più.


#10 - Commento tratto dal blog "Ciampa.it" - da Paolo, autore del sito

venerdì, aprile 19, 2002
mi piace c'mon c'mon , l'album di sheryl crow appena uscito. Sara' pure superficiale e un po' allegro, anzi upbeat come sembra essere la prima impressione e il giudizio di alcune recensioni pero', che problema c'e' ? mi sembra musica piacevole, da mettere su per un viaggio e via, poi ammiro molto di lei la sua capacita' di saper fare un po' di tutto, dallo scrivere le canzoni a suonare dal basso a chitarra, tastiere nonche' produrre il disco, insomma un buon artigianato musicale.
posted by paolo c at 4:24 PM


#11 - Recensione tratta da "AttikMusic" di S.L.

La sua canzone più famosa, il suo cavallo di battaglia dice "Run baby, run!" e Sheryl predica bene e razzola....meglio! Questo nuovo album in studio, dopo "The globe session", ci propone delle atmosfere molto country, come del resto Sheryl ha affermato di essersi ispirata a quel tipo di musica nelle sue sfumature.

La bella cantante ha "sfruttato" al meglio le sue conoscenze, regalandosi una manciata di collaborazioni di tutto rispetto. Si va dall'onnipresente Lenny Kravitz, passando per Liz Phair, Natalie Maines, fino a Stevie Nicks e Don Henley (cantante degli Eagles). Insomma...l'unione fa la forza.

Gli episodi più riusciti ci sembrano essere "Soak up the Sun", "You're an Original" e "Over You". Brava!


#12 - Recensione tratta da "Mybestlife.com" di Francesca Mineo

Disco in perfetto stile Sheryl Crow, senza troppe variazioni rispetto al genere che la ha resa famosa. Rock, blues e country, su testi abbastanza intimisti, per una interpretazione mai fuori dalle righe. Una cantautrice, la Crow, che dietro a una semplicità apparente nasconde alti tassi di perfezionismo. Protagonisti dell'album, i duetti e gli interventi di artisti ospiti: Stevie Nicks, Emmylou Harris, Lenny Kravitz e, tra gli altri, la singolare presenza dell'attrice Gwyneth Paltrow, conosciuta sul set del film 'Duets'. Chitarre e ritmo non mancano, chissà se i pubblicitari, ancora una volta, troveranno tra le tracce brani che hanno fatto fare a Sheryl Crow il giro del mondo come 'If it makes you happy" di qualche anno fa.


 

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