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#1
- Recensione tratta da "RockOl"
di Gianni Sibilla
Per
certi dischi, il caro vecchio adagio dei Rolling Stones è
la definizione migliore: è solo rock n roll,
ma piace.
Parole che si adattano alla perfezione al quarto disco di studio
di Sheryl Crow. Che è esattamente quello che ci si può
immaginare: un piacevole esercizio di stile nel solco del rock
americano, radiofonico quanto basta per garantire un buon successo
in patria, ben scritto e ben suonato quanto basta per accontentare
gli aficionados del genere. Perché, a ben vedere, la cantante
americana non ha scoperto nulla: scrive canzoni radicate nella
tradizione più tradizionale: riff di chitarra efficaci,
bella costruzione sonora con armonie e strumentazione classica
(oltre alla chitarra, una spruzzata di piano e organo) belle melodie
e una bella voce. Soak up the sun, il primo singolo
estratto da questo Cmon, Cmon ne è
forse lesempio più lampante, nel bene nel male: un
perfetto esempio di pop-rock, tanto gradevole quanto già
sentito. E così molte altre canzoni di questo disco, da
Youre an original a Steve McQueen,
da Itso easy a Hole in my pocket
alla title-track.
Dovè la novità, allora? Non sono certo le
spruzzate di elettronica che coloriscono Safe & sound
o Soak up the sun a fare la differenza, quanto latmosfera
generalmente più solare e carica, rispetto ai dischi precedenti,
dove risaltavano di più le ballate. Altra novità
è la corte di ospiti che popola le 14 canzoni del disco.
Novità solo in parte, se si pensa che Sheryl ha pubblicato
qualche tempo fa un live ricco di partecipazioni straordinarie.
Comunque: in Cmon, Cmon si sentono le
voci di Lenny Kravitz, Don Henley, Liz Phair, Stevie Nicks, Emmylou
Harris. Insomma, un buon disco, a patto di non pretendere nulla
di più che una buona rilettura della tradizione. Le novità
della musica stanno altrove.
#2
- Recensione tratta da "Kalporz"
di Andrea Presciuttini
Il
nuovo album di Sheryl Crow, il suo quarto in studio, si apre con
"Steve McQueen", un bel rock che richiama alla mente
i groove migliori del secondo ottimo album della cantautrice,
"Sheryl Crow". Un pezzo convincente, dal testo disimpegnato
(che ci ricorda il Blasco nazionale!), destinato a rimanere piuttosto
isolato all'interno dell'album. Segue infatti "Soak Up The
Sun", più leggero, ricco di cori e ricami vagamente
californiani, e si comincia a delineare lo spirito dominante del
disco. Ovvero uno spirito alla ricerca del 'mainstream', di un
suono chitarristico, compatto e scorrevole, tradizionale ma volutamente
trendy, ed inconfondibilmente made in USA.
Abbandonati
completamente i richiami folk verso cui sterzava il precedente
"The Globe Sessions" - lavoro intimista peraltro di
buon livello - la Crow ha fatto un passo in direzione dei suoi
primi due album: verso il rock solido, sanguigno e alla Stones
del secondo, e verso il pop più leggero del disco d'esordio.
Facendo però anche un passo in avanti, verso un sound solare
come mai si era potuto apprezzare nei suoi lavori precedenti.
La cantautrice ha quindi apparentemente riposto le bottiglie di
whisky e le malinconie che la accompagnavano da tempo, per dedicarsi
ad una dieta a base di mare e spiaggia, di campi dorati, di strade
roventi percorse con in testa solamente sole e vento, il tutto
condito da rock'n'roll, country e liriche personali.
Non
è detto però che la nuova direzione sia del tutto
azzeccata. Infatti "C'mon, C'mon" pur suonando e scorrendo
bene, talvolta resta troppo in superficie, e sicuramente scarseggiano
i brani di rilievo. I numerosi ed importanti ospiti (tra gli altri
Don Henley, Lenny Kravitz, Emmylou Harris, persino l'attrice Gwineth
Paltrow) forniscono un apporto volutamente marginale, per lo più
da coristi. E' Sheryl, l'affascinante rockeuse già quarantenne,
che ha in mano tutto: la composizione (per la quale spesso si
fa affiancare da coautori), il canto, il compito di suonare alcuni
strumenti, e la produzione. Ma qualcosa le sfugge, perché
sono troppe le ballatone country-rock dalla personalità
un po' insipida, e queste rendono il disco nel complesso eccessivamente
omogeneo. Spesso manca insomma quell'ingrediente musicale accattivante
a cui ci aveva abituati la cantante.
Meritano
comunque attenzione, oltre alle due tracce di apertura già
citate, l'irriverente "Lucky Kid", "Hole In My
Pocket", l'intenso lento "Safe And Sound" e l'intimista
e delicata "Weather Channel". Tra le ballate convincono
il brano che dà il nome all'album (con un attacco molto
Rod Stewart) o "Abilene", mentre onestamente è
difficile capire cosa farcene di pezzi come "Diamond Road",
"It's So Easy" o "It's Only Love". Non sono
brani spregevoli, ma al complesso del disco non aggiungono nulla.
Deboluccia anche la melodia di "You're An Original",
il duetto con Lenny Kravitz.
In
definitiva, "C'mon, C'mon" può anche regalare
emozioni, se ci si abbandona alla sua scorrevolezza, al vento
fresco che soffia tra le sue tracce. Ma se in questo disco si
cercano certe qualità a cui ci aveva abituato Sheryl Crow,
e i picchi compositivi apprezzati nei suoi lavori precedenti,
è possibile restarne delusi.
#3
- Recensione tratta da "Videomusica.it"
di Alessandra Caputo
Sheryl
ci regala oggi un rocknroll storico, quello degli
anni 70, della musica di Steve Miller, Fleetwood Mac, Peter
Frampton o Eagles...
Il
rock di Sheryl Crow torna a farsi ascoltare attraverso lallegro
e solare sound del suo quarto album dal titolo energico e pimpante:
CMon CMon. La promozione dellalbum
è stata affidata ad una canzone pop nel classico stile
west-coast - Soak Up The Sun - un ritmo piacevole,
distensivo e divertente che si inserisce perfettamente nel clima
estivo e nella programmazione radiofonica attuale. Proseguendo
di traccia in traccia nellascolto dellalbum e in unanalisi
dettagliata delle canzoni, si percepisce un iter musicale che
si discosta dal primo singolo più tendente al pop insieme
a Hole In My Pocket.
Siamo lontani dallalbum The Globe Session (1998),
dalle tonalità più dark e dai testi riflessivi,
poiché Sheryl ci regala oggi un rocknroll storico,
quello degli anni 70, della musica di Steve Miller, Fleetwood
Mac, Peter Frampton o Eagles, un passato che riemerge nelle 14
canzoni di questo album nonché nella passione musicale
della Crow.
Da tempo attiva nella solidarietà, sostenitrice di associazioni
per la ricerca scientifica e la lotta alle mine nelle zone di
guerra, Sheryl impregna i suoi testi di contenuti profondi e critica
sociale come dimostrano i brani Soak Up The Sun e
Youre An Original, duettato con Lenny Kravitz.
La grinta della rocker americana emerge in Lucky Kid,
CMon CMon dalleasy sound della chitarra
nel ritornello che segue le tradizionali atmosfere Nashville,
inno al rock registrato con Steve Nicks (Fleetwood Mac), o nel
classico rock di Steve Mc Queen, tributo non solo
allattore americano, icona dello spirito libero e dei vasti
spazi americani, ma anche dedica a Steve Miller. Acusticamente
originale e dalle sonorità potenti è Safe
& Sound, un susseguirsi di accordi classici e loop elettronici.
Ad incastro tra una canzone e laltra ci sono ballate soft
come Diamond Road, scritta insieme a Marti Frederiksen
(già autore degli Aerosmith), Its Only Love
e Missing; ma anche Abilene, dove aleggia
limpronta di Keith Richards e la malinconica melodia di
Over You, dal testo autobiografico. Chitarre vintage,
morbidi suoni di chitarre acustiche e alcune sfumature elettroniche
che vanno a condire un lavoro nel quale hanno collaborato non
solo Lenny Kravitz ma anche Liz Phair, Steve Nicks, Don Henley
(ex Eagles) con il quale la Crow duetta in Its So
Easy, brano scritto insieme alla sorella, autrice di musica
country, e la splendida voce di Emmylou Harris che ascoltiamo
in Weather Channel, canzone costruita su chitarre
acustiche contornate da delicati archi e sublimate da due voci
perfettamente in sintonia.
Questalbum denso di sonorità e dai riff di chitarra
efficaci e a volte pungenti nasce da un periodo negativo vissuto
dalla singer americana, che si è fatta conoscere in Europa
con hit famose come If It Makes You Happy, Run
Baby Run e All I Wanna Do, frutto di anni di
gavetta come corista per Rod Stewart, George Harrison, Stevie
Wonder, Joe Cocker e Michael Jackson.
#4
- Considerazioni tratte da "IlLabirinto.com"
di Lorenzo Casaccia
Le
cose che mi divertono di piu' del rock non sono quei quattro dischi
di post-rock mal copiati. Sono le star che cercano di rifarsi
una immagine piu' "fresca" con un arsenale di marketing
e pubblicita' degni della Nike.
Sheryl Crow e' il primo esempio che mi viene in mente per quest'anno.
Dopo anni di gavetta a fare la corista di Michael Jackson, la
Crow e' riuscita a sfondare negli anni '90. Ce l'ha fatta con
una manciata di ballate mid-tempo tra il country e l'hard rock
con non erano nemmeno male (grazie soprattutto alla produzione
di Tchad Blake). E ce l'ha fatta con dei testi e con un suono
che facevano molto Los Angeles e molto America.
Poi gli anni sono passati uno dopo l'altro e le idee (musicali)
sono finite. Per "C'mon c'mon" Sheryl si e' quindi affidata
ad un make-up veramente massiccio e ne sono venute fuori una manciata
di foto sulla spiaggia che la fanno sembrare una ventenne in vacanza.
E poi il surf. Diomio, in tutte le interviste e persino nel video
a menarcela con questa storia che adesso si e' messa a fare surf.
Pieta'.
(NB
Il recensore ha dato 5/10 all'album. NdW)
#5
- Recensione tratta da "IlSuono.it"
di Sergio D'Alesio
Nativa
del Missouri, a tredici anni inizia a suonare e a comporre canzoni
influenzata dalla tromba swing-jazz del padre Wendell Crow: "Da
teenager mi chiudevo in soffitta ascoltando soprattutto Bessie
Smith, Billie Holiday, Van Morrison, The Band e Rolling Stones.
Facevo delle mixtures incredibili, prediligendo l'aspetto narrativo
della loro musica convertito in emozioni". A diciotto anni
è coinvolta con decine di band locali a St. Louis e cinque
anni più tardi si trasferisce a Los Angeles dove decide
di lavorare su se stessa, tirando fuori una serie liriche autobiografiche
e narrative ispirandosi ai maggiori scrittori americani contemporanei
come Raymond Carver e Richard Ford e ai grandi del passato, soprattutto
John Steinbeck, Mark Twain, Tom Robbins e John Irving. Eric Clapton
e Wyonna Judd sono i primi a credere in lei incidendo alcune sue
composizioni elaborate in seno ad un team di musicisti raccolti
al Pasadena Studio del producer Bill Bottrell, dove lavora anche
David Baerwald e da questo incontro nasce Tuesday Night Music
Club che si staglia come il classico potpourri di stili bissato
a ruota dalla vena poetica di Sheryl Crow e The Globe Sessions.
Il nuovo CD C'mon C'mon esce dalle pagine d'oro del rock californiano
con Steve McQueen dedicata a Steve Miller e ospiti straordinari
come Don Henley, Emmylou Harris e Lenny Kravitz.
Voto Artistico: 8
Voto Tecnico: 7,5
#6
- Minirecensione tratta da "Musica
Rock" di AK99
Sheryl
Crow: surf, rock e grandi maestri
Sheryl Crow is back! Con un nuovo album dal titolo "C'Mon,
C'Mon"
Dopo
cinque anni di assenza, torna il pop-folk-rock di Sheryl Crow.
Si respira l'aria delle spiagge americane, del surf e del rock'n'roll
apparentemente facile e digeribile. Ma l'ispirazione viene da
lontano. A "blasonare" le note della cantautrice un
cast di collaboratori del calibro di Stevie Nicks, Don Henley
e l'onnipresente Lenny Kravitz. "Soak up the Sun" è
l'apripista. "Safe And Sound", invece, ricorda "Home",
la ballata che forse è il vero capolavoro nel repertorio
di Sheryl Crow.
#7
- Recensione tratta da "CDFlash.com"
- autore sconosciuto
Per
il quarto album in studio la bella Sheryl Crow si fa accompagnare
da un manipolo di stelle che arricchiscono ancor di più
il nuovo "C'mon C'mon". Troviamo alla corte dell'artista
americana l'onnipresente Lenny Kravitz, Stevie Nicks, Don Henley,
Liz Phair e le Dixie Chicks. Prendere a riferimento il primo singolo
da estate tutta sole e spiagge incantate "Soak Up The Sun"
con annesso video melenso, può certamente risultare riduttivo
ma ahinoi questo disco è senza dubbio una brutta copia
di ciò che di buono Sheryl aveva fatto in passato. Dimenticata
la verve compositiva e la naturalezza nel suonare ed interpretare
pezzi strutturalmente validi, la Crow non trova neanche delle
hit potenzialmente da top della classifica, smussando i toni soprattutto
in "You're An Original" (con l'inutile Lenny Kravitz)
e nella power ballad con il batterista degli Eagles a nome "It's
So Easy". Liriche superficiali, episodi vocali (vedi "Safe
And Sound") fuori dal registro della cantautrice non ne fanno
un album di spessore. Sembra di ascoltare una cover band di Sheryl
Crow guidata da Bob Seger!
#8
- Recensione tratta da "Scanner.it"
di Paolo Boschi
L'irresistibile
ritorno di una splendida quarantenne
E
forse troppo attendersi, da chi ha le carte in regola per farlo,
una rivoluzione del genere rock? Stando a Cmon Cmon,
quarto album di studio della sempreverde Sheryl Crow, probabilmente
le cose stanno proprio in questi termini, ma sarebbe ingeneroso
nei confronti di questa splendida quarantenne di Memphis non inquadrare
il suo ultimo disco nella giusta prospettiva. Soprattutto in ragione
della sua lunga gavetta da eterna corista dei grandi dello showbiz
(George Harrison, Joe Cocker, Stevie Wonder, Rod Stewart e Michael
Jackson, per citare qualche nome) fino al fulminante debutto (e
laggettivo è corretto) nel 1993 con Tuesday Night
Music Club. Nei suoi primi tre album Sheryl ha dato prova di grande
talento in fase compositiva, ha sfoggiato uno stile vocale alloccorrenza
seducente e vellutato, o duro e aggressivo, dimostrando sempre
unottima padronanza del palcoscenico (culminato nellottimo
Live in Central Park). Per cui, se con Cmon Cmon Sheryl
Crow ha voluto creare una sorta di antologia inedita del suo repertorio,
chiamando a raccolta anche qualche guest amica, lasciamo perdere
la classica critica contro le bieche logiche commerciali e godiamoci
la verve ed i buoni spunti che il disco offre: in fondo il gentile
pubblico deve almeno evitare giudizi preventivi verso una cantautrice
capace di sfidare una catena di distribuzione come la Wal-Mart
denunciando in un brano il diffondersi delle armi tra i bambini.
Comunque, passando ad illustrare il disco lungo la tracklist,
è dobbligo segnalare il trittico dapertura,
in perfetta linea con la solarità che emerge dalla copertina:
il ruspante pop-rock di Steve McQueen è seguito a ruota
dal raggiante singolo Soak up the sun (e con un titolo così
non potrebbe essere altrimenti), ideale per le onde FM, e quindi
dai ruvidi riff di chitarra di Youre an original, in duetto
con la guest-de-luxe Lenny Kravitz. Poi, con Safe and sound, arriva
anche la prima ballata in scaletta, dal suono vagamente liquido,
ideale preludio allottimistico country della titletrack
ed ai densi sentimenti di sapore West Coast di Its so easy,
in coppia con Don Henley, ottimo esempio di collaborazionismo
musicale oltre alle apparizioni del leader degli Eagles
e di Kravitz in Cmon Cmon figurano anche le voci di
Liz Phair, Stevie Nicks, Emmylou Harris e Gwyneth Paltrow
nonché una delle migliori canzoni di tutto il disco. Subito
dopo la malinconica ballata Over you, arriva anche il rock più
graffiante della tracklist, ovvero Lucky Kid, dotato di sprazzi
di elettronica e di un contagioso riff centrale: transeamus sulle
successive (e non memorabili) Diamond road e Its only love,
per arrivare di slancio alla dinamica chiusa dellalbum,
che alterna in successione le emozioni country di Abilene, la
contagiosa Hole in my pocket, la splendida essenzialità
di Weather Channel (altra perla dellalbum) ed infine le
atmosfere rarefatte che colorano Missing, lintensa ballata
finale. Non è un capolavoro ma un album che dimostra che
la vena creativa di Sheryl Crow ha ancora numerose cartucce in
serbo, in attesa di unaltra Run Baby Run...
#9
- Recensione tratta da "Azzo.it"
- autore sconosciuto
"Andiamo,
andiamo", esorta il titolo di questo nuovo lavoro della bellissima
Sheryl (ma non ha un po' esagerato con la plastica agli zigomi?).
Il problema è che invece di andare si resta fermi, più
o meno dalle parti del pop rock da top ten senza anima né
corpo. Peccato, perché per fare riprendere quota alla chantueuse
americana si eramobilitato uno squadrone di star amiche: da Lenny
Kravitz (in"You're an original") a Stevie Nicks (nella
title track), dal totem Don Henley ("It's so easy")
a Liz Phair (che partecipa al primo singolo tratto dal Cd, "Soak
up the sun") fino alla Grace Kelly del Duemila Gwyneth Paltrow,
a caccia di guai in "it's only love". Malgrado questo
parterre reale, il disco non decolla: le canzoni di questa lussuosa
superproduzione si susseguono senza brio, come una noiosa gita
tra le ville delle stelle hollywoodiane. Se può servire
a qualcosa, bello il video del singolo "Soak up.." dove
i surfisti cavalcano le onde con la leggerezza e la precisione
che le canzoni della Crow non trovano più.
#10
- Commento tratto dal blog "Ciampa.it"
- da Paolo, autore del sito
venerdì,
aprile 19, 2002
mi piace c'mon c'mon , l'album di sheryl crow appena uscito. Sara'
pure superficiale e un po' allegro, anzi upbeat come sembra essere
la prima impressione e il giudizio di alcune recensioni pero',
che problema c'e' ? mi sembra musica piacevole, da mettere su
per un viaggio e via, poi ammiro molto di lei la sua capacita'
di saper fare un po' di tutto, dallo scrivere le canzoni a suonare
dal basso a chitarra, tastiere nonche' produrre il disco, insomma
un buon artigianato musicale.
posted by paolo c at 4:24 PM
#11
- Recensione tratta da "AttikMusic"
di S.L.
La
sua canzone più famosa, il suo cavallo di battaglia dice
"Run baby, run!" e Sheryl predica bene e razzola....meglio!
Questo nuovo album in studio, dopo "The globe session",
ci propone delle atmosfere molto country, come del resto Sheryl
ha affermato di essersi ispirata a quel tipo di musica nelle sue
sfumature.
La
bella cantante ha "sfruttato" al meglio le sue conoscenze,
regalandosi una manciata di collaborazioni di tutto rispetto.
Si va dall'onnipresente Lenny Kravitz, passando per Liz Phair,
Natalie Maines, fino a Stevie Nicks e Don Henley (cantante degli
Eagles). Insomma...l'unione fa la forza.
Gli
episodi più riusciti ci sembrano essere "Soak up the
Sun", "You're an Original" e "Over You".
Brava!
#12
- Recensione tratta da "Mybestlife.com"
di Francesca Mineo
Disco
in perfetto stile Sheryl Crow, senza troppe variazioni rispetto
al genere che la ha resa famosa. Rock, blues e country, su testi
abbastanza intimisti, per una interpretazione mai fuori dalle
righe. Una cantautrice, la Crow, che dietro a una semplicità
apparente nasconde alti tassi di perfezionismo. Protagonisti dell'album,
i duetti e gli interventi di artisti ospiti: Stevie Nicks, Emmylou
Harris, Lenny Kravitz e, tra gli altri, la singolare presenza
dell'attrice Gwyneth Paltrow, conosciuta sul set del film 'Duets'.
Chitarre e ritmo non mancano, chissà se i pubblicitari,
ancora una volta, troveranno tra le tracce brani che hanno fatto
fare a Sheryl Crow il giro del mondo come 'If it makes you happy"
di qualche anno fa.
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