The Very Best of Sheryl Crow
(2003)

Recensione di Sergio d'Alesio da Suono.it



Nel 1993 l'exploit solista dell’ex corista di Michael Jackson (Tuesday night music club) colpì così profondamente la critica mondiale che probabilmente sull’onda di All I wanna do e Run baby run Sheryl Crow ha vissuto di rendita limitandosi di stagione in stagione a riproporre cartoline edulcorate del rock’n’roll radiofonico americano per turisti e dintorni felici entrando peraltro nel novero degli act live e delle session più importanti degli anni novanta. Grazie alle sue interazioni vocali con Brian Wilson, Emmylou Harris, Neil Young e al suo graffiante songwriting l’artista s’è di fatto guadagnata la popolarità tallonando a ranghi ridotti l’estro vulcanico di Lucinda Williams e Alanis Morissette. Questa antologia ripropone oggi sedici fra le migliori testimonianze del suo far musica che affianca le celeberrime All I wanna do e Run baby run, Soak up the sun, Leaving Las Vegas, Home, I shall believe, Light in your eyes, A change would do you good, Everyday is a winding road e My favorite mistake a perfetti hit radiofonici (If it makes you happy), divagazioni acustiche (Strong enough) e graziosi duetti vocali con le irlandesi Corrs (C’mon c’mon) e Kid Rock (Picture) impreziosendo il primo The very best of Sheryl Crow della sua carriera con una cover elettroacustica di The first cut is the deepest di Cat Stevens che in realtà nessuno a saputo rendere meglio del suo autore tranne Rod Stewart.


Voto Artistico: 7
Voto Tecnico: 8



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