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Un
titolo che sembra un'incitazione, una lotta all'inerzia. E' "C'mon
C'mon" (A&M), il nuovo album di Sheryl Crow, la bionda
singer americana nota in Europa anche per alcune hits prese a
prestito dalla pubblicità, come "If it makes you happy"
e "Run baby run". Amica di grandi nomi della musica
americana, da Cryssie Hynde dei Pretenders a Steve Earle e Emmylou
Harris - con i quali ama collaborare e confrontarsi - la piccola
donna del Missouri appare per quello che è: icona contemporanea
dell'America della provincia, lontana dalle metropoli, attaccata
a valori solidi e a una vita, per quanto possibile nel suo caso,
sana e semplice. Attiva nella solidarietà - sostiene varie
associazioni per la ricerca scientifica e la lotta alle mine nelle
zone di guerra - Sheryl Crow ha tra i suoi modelli Frida Khalo
e Billie Holyday, e non nasconde di apprezzare donne forti e potenti
come Madelaine Albright. Il sound di 'C'mon c'mon' è ancora
rock, condito di molta tradizione Nashville, salvo alcune varianti
orientate al pop internazionale: la partecipazione di Lenny Kravitz,
lo strano duetto con l'attrice e amica Gwyneth Paltrow. Insomma,
un album dove non manca la tradizione americana né la voglia
di ampliare al massimo lo spettro della sua audience.
Tra
le molte collaborazioni nell'album appare Lenny Kravitz, che dà
un plus commerciale, ma anche Emmylou Harris e Don Henley, spirito
dell'America profonda. E poi Gwyneth Paltrow, pesce fuor d'acqua..come
spiega queste scelte?
Gwyneth Paltrow è un'amica che avevo conosciuto sul
set del film 'Duets'. Siamo diventate amiche e l'ho coinvolta
nell'album. Più o meno è andata così anche
con gli altri artisti: con Emmylou Harris avevo cantato anni fa
e siamo sempre rimaste in contatto, così come con Don Henley
con cui duetto in 'It's so easy', brano che ho scritto con mia
sorella. E anche Stevie Nicks, è un artista con cui avevo
cantato nel precedente album. Ho soltanto reso possibile un intendimento
che da tempo avevamo, quello cioè di lavorare insieme.
Con Lenny Kravitz canta dell'originalità: è riferita
a lui?
'You're an original' parla di quello che accade nella musica di
oggi. Chi ha successo diventa automaticamente originale, quando
poi in realtà il mondo è pieno di cloni di un unico
originale.
Un vero originale c'è: è Steve McQueen cui offre
omaggio in un omonimo brano. Rappresenta ancora il sogno americano?
Per me non c'è nessuno come lui, come canto in 'Steve Mc
Queen': è la metafora dell'eroe, del mistero, dello spirito
libero, degli spazi aperti che ha l'America, forse molto di più
che per voi europei. E' un certo senso di ribellione, la perdita
dell'innocenza.
Pensa che per gli americani era necessario l'11 settembre per
cambiare prospettiva sulla vita?
Devo dire, tristemente, di sì. L'America è un
paese che guarda il mondo su CNN. Un paese che non ha mai avuto
confini e ha sempre pensato per sé, dunque è solo
con un'invasione di questo tipo che la gente ha cominciato a pensare
ai valori, alle sicurezze. L'America non percepisce il senso delle
comunità, delle nazioni. E ora anche nella musica la gente
sta cercando nuova forza e le proprie radici.
Il disco, così come il nuovo look di Sheryl Crow, riporta
agli anni Settanta...
In realtà quelli sono anni che amo, anche musicalmente.
Steve Miller, Steve Earle, Eagles sono i nomi che ascoltavo anni
fa, e quando ho finito il disco mi sono resa conto che in qualche
modo quel passato è riemerso.
Lei stessa definisce questo disco come un 'labor of love',
un parto. Che significa?
Significa che effettivamente è stato un processo doloroso,
è durato tre anni perché non riuscivo a concluderlo.
Sentivo molta pressione, soprattutto su di me. Ero arrivata al
punto di voler mollare tutto, di lasciar perdere, per stare a
casa a fare figli. Chrissie Hynde mi ha dato una grossa mano in
questo senso: la musica è quello che faccio ma non è
la vita.
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